Juan Carlos abdica e crea un altro guaio ai socialisti acciaccati

Il re di Spagna Juan Carlos ritiene che sia giunto il momento in cui “una nuova generazione diventi protagonista”. Così, con un messaggio televisivo ha annunciato ieri la sua abdicazione dopo trentanove anni di regno a favore del figlio Felipe, che diventerà Filippo VI non appena sarà varata un’apposita legge. L’annuncio è giunto ora perché, dopo i problemi di salute che hanno condotto più volte il sovrano in ospedale (o “in officina”, per usare l’eufemismo usato dal degente coronato), ora il re ha recuperato la forma fisica e può guidare il passaggio di consegne con le forme di una decisione quieta e senza ambasce emergenziali.
2 GIU 14
Ultimo aggiornamento: 10:05 | 18 AGO 20
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Il re di Spagna Juan Carlos ritiene che sia giunto il momento in cui “una nuova generazione diventi protagonista”. Così, con un messaggio televisivo ha annunciato ieri la sua abdicazione dopo trentanove anni di regno a favore del figlio Felipe, che diventerà Filippo VI non appena sarà varata un’apposita legge. L’annuncio è giunto ora perché, dopo i problemi di salute che hanno condotto più volte il sovrano in ospedale (o “in officina”, per usare l’eufemismo usato dal degente coronato), ora il re ha recuperato la forma fisica e può guidare il passaggio di consegne con le forme di una decisione quieta e senza ambasce emergenziali. Inoltre, all’indomani del voto europeo, l’annuncio non rischia di turbare la campagna elettorale. Questo quadretto oleografico cerca di nascondere le vere ragioni che hanno indebolito la Casa reale, dalle leggerezze dello stesso re (la caccia all’elefante in Botswana in compagnia della misteriosa, ma non troppo, “principessa” Corinna zu Sayn-Wittgenstein) ai guai giudiziari della figlia, l’Infanta Cristina, accusata di frode fiscale. In ogni caso, con l’uscita di scena dei due protagonisti della transizione alla democrazia – Juan Carlos e Adolfo Suárez, scomparso due mesi fa – si chiude un’epoca. Una circostanza che è ben chiara a chi vorrebbe cambiare gli assetti della Spagna: i nazionalisti catalani e baschi si sono affrettati a commentare che ieri è terminata l’èra della Costituzione del 1978 che limita le loro pretese secessioniste, mentre i partiti di sinistra Izquierda Unida (Iu) e Podemos (il neonato movimento che l’economista “indignado” Pablo Iglesias ha condotto al 7,9 per cento alle europee) hanno già chiesto un referendum vincolante per scegliere tra monarchia e repubblica.

[**Video_box_2**]I più inguaiati di tutti sono i socialisti che, dopo il pessimo risultato elettorale e le dimissioni del loro leader Alfredo Pérez Rubalcaba, annaspano nel dibattito sul modo più convincente per individuare un nuovo capo: una parte importante della base socialista è repubblicana e lo sono soprattutto quegli elettori che sono emigrati sotto le insegne di Iu e Podemos. E questo è fonte di imbarazzo per un Partito socialista debole che vorrebbe mostrarsi prudente e istituzionale.